martedì 14 giugno 2011

ATTACHMENT: "Affezionarsi a..."

Attachment” in inglese assume il significato di “affezionarsi a …”: da qui è abbastanza semplice collegarla a quella relazione stabile che si instaura tra il bambino e la persona adulta che si prende cura di lui dalla nascita, e che, attraverso gli scambi interattivi fra i due, genera un legame.
Tale legame serve a garantire il benessere, la protezione dai pericoli provenienti dall’ambiente esterno, favorisce la sopravvivenza grazie alla vicinanza della figura adulta, e sottolinea un aspetto della relazione, che pare non essere legato all’amore fra genitori e figli.
Il periodo sensibile durante il quale il bambino costruisce il legame di attaccamento è quello del primo anno di vita.
Dal punto di vista teorico, tale assunto stabilisce che il bambino costruisce una relazione con i suoi caregivers non spinto dalla fame o da altri bisogni fisiologici legati agli istinti, ma fondamentalmente da quella relazione che gli fornisce un contesto per “sentirsi al sicuro”.
Per raggiungere tale equilibrio il bambino mette in atto un insieme di comportamenti innati detti comportamenti di attaccamento, che tendono a far sì che l’adulto si avvicini e stabilisca un contatto diretto utilizzando segnali come il sorriso, la vocalizzazione, il pianto, il sollevare le braccia, azioni tutte volte alla ricerca della sicurezza/base sicura, che va oltre, come si diceva poc’anzi, al vincolo amorevole tra genitore e figlio, e quindi, non collocabile solamente nell’area dei bisogni.
La necessità di individuare i tipi di attaccamento durante la prima infanzia ha portato una ricercatrice, Mary Ainsworth, ad elaborare una procedura standardizzata, in cui il bambino è sottoposto a situazioni di stress non familiare.
Tale situazione ricreata in laboratorio permette di rilevare, da parte di un osservatore estraneo, il comportamento del bambino nei confronti dell’adulto cargiver. 
Per rendere più significativo tale passaggio viene descritta nello schema sotto riportato una situazione di Strange Situation, articolata in una sequenza di azioni.

lunedì 6 giugno 2011

LA PERDITA DI UN GENITORE

La perdita di una persona cara come genitore è molto dolorosa per un adulto e altrettanto, se non di più, lo è per un bambino.
Lattaccamento emotivo tra genitori e figli è così elevato che, i bambini dipendono completamente dai genitori nei primi mesi di vita e non raggiungono l'indipendenza almeno fino all'età scolare. Il bambino piccolo non può immaginare una situazione in cui i genitori non sono al suo fianco a vivere la vita. Anche quando i bambini sono cresciuti, hanno la tendenza a dipendere dai loro genitori. 
Bambini e genitori condividere tutto nella vita. Vivono con tale vicinanza che essi condividono i loro pensieri e sogni e facendo questo sentono che non sono soli nel mondo. Pertanto, la perdita di un genitore ha effetti gravi sulla vita delle persone che si possono ripercuotere anche nella vita adulta.

 Dinanzi alla morte i bambini possono avere reazioni diverse: piangere, gridare, lamentarsi e tutto ciò consente di manifestare la sofferenza e di elaborarla. Ci sono poi alcuni bambini che invece si chiudono in se stessi rifiutando qualsiasi forma di consolazione o rimuovendo (solo apparentemente) la perdita della persona cara. Si tratta di bambini che non riescono ad esprimere il dolore che provano per il distacco definitivo e ad elaborare un lutto. 

Per insegnare ai bambini come affrontare una separazione “per sempre” occorre farli prendere coscienza che esiste un ciclo della vita nell'arco del quale si nasce, si cresce, si invecchia e si muore. Questa consapevolezza prepara i bambini ad accettare i distacchi e la fine terrena delle persone. 


I bambini per proteggere i “grandi” possono bloccare il loro dolore, soprattutto se si trovano dinanzi ad adulti disperati e annientati dal lutto oppure ostili e assenti. Dinanzi a tali comportamenti i bambini sviluppano un timore ad esprimersi e una serie di sensi di colpa. Inoltre con il silenzio o l'eccessiva disperazione si amplificano le paure e i dubbi nei bambini. Il bambino può arrivare ad ipotizzare, attraverso il suo infantile senso di onnipotenza, di avere causato lui stesso la perdita della persona amata.

domenica 5 giugno 2011

ATTACCAMENTO CON I NONNI

Spesso i nonni risolvono tanti problemi alle mamme lavoratrici che non sanno a chi affidare i loro piccoli prima di arrivare alla decisione di lasciarli alla babysitter. E’ evidente che quando bimbi e nonni stanno insieme per tanto tempo tra loro nasce un rapporto di grande complicità e affiatamento. Del resto si sa che i bimbi si attaccano tantissimo ai nonni che coccolano e viziano i nipoti come nessun altro.
Ma se questo attaccamento deve essere vissuto positivamente da parte dei genitori, che si vedono sollevati di una serie di incombenze giornaliere per le quali manca loro il tempo, ci possono essere casi in cui, sopratutto la mamma, vive questo rapporto in maniera quasi gelosa. Sentendosi trascurata dai loro piccoli a discapito delle mille attenzioni rivolte verso i nonni. Insomma c’è chi riesce a trovare un aspetto negativo secondario, perdendo di vista quello principale, ovvero il poco tempo dedicato ai propri figli.
I nonni inoltre, diventano per i bambini una sorta di "genitore buono" molto più permissivi, disponibile e presente del vero genitore. E' facile, infatti, trovare nonni che danno ai nipoti tutto ciò che essi chiedono, affrontano la situazione non facendo mancare loro nulla. I genitori, però, si trovano di fronte ad un bambino molte volte staccato e con atteggiamenti di rifiuto nei confronti della stessa madre o del padre preferendo in un certo modo la presenza dei nonni. I genitori perciò rischiano di trovarsi in conflitto con i figli e talvolta anche con i nonni che viziano troppo i bambini che poi diventano ingestibili a casa.
Nonostante tutto i nonni sono una figura imoportantissima nella vita del bambino, perchè sono il punto d'incontro tra le vecchie  le nuove generazioni.

mercoledì 9 febbraio 2011

Tutti i bambini normali si “attaccano” entro i primi 8 mesi di vita, per portare a compimento tale processo entro il loro secondo anno.
L’indicatore per eccellenza che il legame di attaccamento è stabilito, si identifica nell’angoscia da separazione. È normale la presenza di attaccamenti multipli. Tali legami vengono collocati gerarchicamente e gli stessi nel corso dello sviluppo sono suscettibili di variazioni.
Lo stesso legame genitoriale, col passare del tempo, potrebbe passare in secondo piano rispetto al legame affettivo sentimentale.
Non è stato stabilito quando avvenga esattamente il passaggio dall’attaccamento genitoriale a quello tra pari.
Nell’adolescenza l’attaccamento attraversa un periodo di transizione. In questo periodo l’adolescente sembra spesso impegnato ad un allontanamento intenzionale dalla relazione con i genitori e familiari. Si cominciano così a stabilire le relazioni di attaccamento con coetanei (partner sentimentali e amici molto stretti). La componente sessuale di queste relazioni, che in questa fase comincia a manifestarsi, aiuta a favorire la componente dell’attaccamento, fornendo motivazioni stabili, l’esperienza di emozioni intense, intime.

come valutare il legame dell'attaccamento

Attraverso venti minuti di osservazione in cui si trovano in una stanza il bambino, la mamma ed un estraneo, si possono osservare i diversi comportamenti e le reazioni emotive del bambino in presenza della madre, al momento della separazione da questa ed in compagnia di un estraneo.
Lo stile di attaccamento che un bambino svilupperà dalla nascita in poi dipende in grande misura dal modo in cui i genitori, o altre figure parentali, lo trattano. In base a tale interazione si strutturerà uno dei seguenti stili attaccamento:

> Stile Sicuro
 l’individuo ha fiducia nella disponibilità e nel supporto della Figura di attaccamento, nel caso si verifichino condizioni avverse o di pericolo. In tal modo si sente libero di poter esplorare il mondo. Tale stile è promosso da una figura sensibile ai segnali del bambino, disponibile e pronta a dargli protezione nel momento in cui il bambino lo richiede.
I tratti che maggiormente caratterizzano questo stile sono: sicurezza nell’esplorazione del mondo, convinzione di essere amabile, capacità di sopportare distacchi prolungati, nessun timore di abbandono, fiducia nelle proprie capacità e in quelle degli altri, Sé positivo e affidabile, Altro positivo e affidabile. L’emozione predominante è la gioia.

> Stile Insicuro Evitante
Questo stile è caratterizzato dalla convinzione dell’individuo che, alla richiesta d’aiuto, non solo non incontrerà la disponibilità della Figura di attaccamento, ma addirittura verrà rifiutato da questa. Così facendo, il bambino costruisce le proprie esperienze facendo esclusivo affidamento su se stesso, senza l’amore ed il sostegno degli altri, ricercando l’autosufficienza anche sul piano emotivo, con la possibilità di arrivare a costruire un falso Sé.
Questo stile è il risultato di una figura che respinge costantemente il figlio ogni volta che le si avvicina per la ricerca di conforto o protezione.
I tratti che maggiormente caratterizzano questo stile sono: insicurezza nell’esplorazione del mondo, convinzione di non essere amato, percezione del distacco come “prevedibile”, tendenza all’evitamento della relazione per convinzione del rifiuto, apparente esclusiva fiducia in se stessi e nessuna richiesta di aiuto, Sé positivo e affidabile, Altro negativo e inaffidabile. Le emozioni predominanti sono tristezza e dolore.

>Stile Insicuro Ansioso Ambivalente

Non vi è nell’individuo la certezza che la figura di attaccamento sia disponibile a rispondere ad una richiesta d’aiuto. Per questo motivo l’esplorazione del mondo è incerta, esitante, connotata da ansia ed il bambino è inclina all’angoscia da separazione. Questo stile è promosso da una Figura che è disponibile in alcune occasioni ma non in altre e da frequenti separazioni, se non addirittura da minacce di abbandono, usate come mezzo coercitivo.
I tratti che maggiormente caratterizzano questo stile sono: insicurezza nell’esplorazione del mondo, convinzione di non essere amabile, incapacità di sopportare distacchi prolungati, ansia di abbandono, sfiducia nelle proprie capacità e fiducia nelle capacità degli altri, Sé negativo e inaffidabile (a causa della sfiducia verso di lui che attribuisce alla figura di attaccamento), Altro positivo e affidabile. L’emozione predominante è la colpa.



> Stile Disorientato/Disorganizzato
Sono considerati disorientati/disorganizzati gli infanti che, ad esempio, appaiono apprensivi, piangono e si buttano sul pavimento o portano le mani alla bocca con le spalle curve in risposta al ritorno dei genitori dopo una breve separazione. Altri bambini disorganizzati, invece, manifestano comportamenti conflittuali, come girare in tondo mentre simultaneamente si avvicinano ai genitori. Altri ancora appaiono disorientati, congelati in tutti i movimenti, mentre assumono espressioni simili alla trance. Sono anche da considerarsi casi di attaccamento disorganizzato quelli in cui i bambini si muovono verso la figura di attaccamento con la testa girata in altra direzione, in modo da evitarne lo sguardo.

John Bowlby: teoria dell' attaccamento

Il più grande sostenitore e studioso dela teoria dell’attaccamento è stato John Bowlby, considerato uno dei più grandi psicoanalisti del ventesimo secolo.
Egli sosteneva che “l’attaccamento è parte integrante del comportamento umano dalla
culla
alla tomba”.
All’inizio della vita l’essere nutriti equivale all’essere amanti,
il bisogno biologico legato all’alimentazione è presente insieme a un altro bisogno, anch’esso fondamentale, quello di essere amati, nutriti d’amore, di essere desiderati, voluti, accettati per quello che si è.
Per Bowlby prendere in braccio il proprio piccolo che piange è la risposta più adeguata, da parte della madre
, ad un segnale di disagio del bambino: esso non si configura come un rinforzo nè come un comportamento che condiziona il piccolo rendendolo “viziato” come asseriscono i comportamentisti e i teorici dell’apprendimento sociale.
Bowlby ripudia il modello di sviluppo di Freud a “senso unico” nel quale il bambino avanza dalla fase orale a quella anale ed a quella genitale.
Bowlby contrasta la teoria freudiana secondo la quale il legame madre-bambino
si basa solo sulla necessità di nutrimento del piccolo, infatti ritiene che il legame che unisce il bambino alla madre non è una conseguenza del soddisfacimento del bisogno di nutrizione, bensì è un bisogno primario la cui funzione è garantire la crescita e la sopravvivenza biologica e psicologica del bambino
.
Egli ritiene che la ricerca della vicinanza sia la manifestazione più esplicita dell’attaccamento.
Gli esseri umani hanno una predisposizione innata a formare relazioni con le figure genitoriali primarie.
Queste relazioni si formano durante il primo anno di vita del bambino
ed hanno la funzione di proteggere la persona “attaccata”.
“Se il fatto che i bambini piccoli non siano mai completamente o troppo a lungo separati dai loro genitori fosse diventato parte della tradizione, allo stesso modo in cui il sonno regolare e la spremuta d’arancia sono diventate consuetudini nell’allevamento dei piccoli, credo che molti casi di sviluppo nevrotico del carattere sarebbero stati evitati.” (John Bowlby)

“Le coccole, i giochi, le intimità del poppare attraverso le quali il bambino impara la piacevolezza del corpo di sua madre, i rituali dell’essere lavati e vestiti con i quali il bimbo impara il valore di se stesso, attraverso l’orgoglio e la tenerezza della madre verso le sue piccole membra, queste sono le cose che mancano” (Bowlby)

lunedì 31 gennaio 2011

quando diventa un disturbo

I bambini, a questo stadio, stanno lottando tra i sentimenti di voler esplorare da soli e contemporaneamente di stare al sicuro sotto l'ala protettrice di un genitore o del caregiver.
Sebbene le ansie da separazione siano normali tra gli infanti o i bambini ai primi passi, non sono invece appropriate per fanciulli più grandi o adolescenti e potrebbero rappresentare sintomi del Disturbo d'Ansia da Separazione.
Per raggiungere la soglia diagnostica per questo disturbo, l'ansia o la paura deve causare stress o disagi di tipo sociale, scolastico, lavorativo e tali sintomi devono durare almeno un mese.
I bambini con ansia da separazione possono letteralmente aggrapparsi ai propri genitori e avere difficoltà ad addormentarsi da soli durante la notte.
Quando si trovano soli, potrebbero mostrare terrore che i propri genitori siano stati coinvolti in un incidente o stiano male, o in ogni modo che l'abbiano abbandonato per sempre. Hanno bisogno di stare sempre vicini ai propri genitori o a casa e potrebbero avere difficoltà a frequentare la scuola o partecipare a un campeggio, stare a casa di amici o in una stanza da soli. La paura della separazione può condurre a senso di vertigine, nausea o tachicardia.
L'ansia da separazione è spesso associata a sintomi della depressione, come tristezza, isolamento, apatia, difficoltà di concentrazione e paura che i propri familiari muoiano. Spesso soffrono di incubi o terrore durante la notte.
Il tasso di remissione del disturbo d'ansia da separazione è alto. Tuttavia, si alternano periodi in cui il disagio diventa più grave e periodi in cui diminuisce.